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Palazzo San
Giacomo
Adiacente alla chiesa dell’Ulivo, in cui era il
Monte di San Giacomo degli Italiani e da cui
prende il nome, fu costruito in proporzioni
minori rispetto a quelle che oggi assume, dal
nobile Sig. Nicola Spina emigrato da Firenze
nell’anno 1500 e che venne a stabilirsi a Gaeta.
Nel 1750 il Sig. Francescantonio Spina lasciò
Gaeta per Castellone, oggi Formia, e vendette il
palazzo ad un tal Sig. Giuseppe Dias, che a sua
volta lo alienò a favore del governo borbonico
nell’anno 1792. Il governo ne fece un Ospedale
Militare e l’ampliò in maniera consistente.
Nel 1878 circa lo acquistò il Comune di Gaeta
per la somma di lire 4.050 giusto l’approvazione
del Ministero delle Finanze comunicata
all’Intendenza di Finanza di Caserta, riunendovi
tutta la pubblica istruzione cittadina*.
Nel corso degli anni, infatti, ha ospitato
l’Asilo Comunale, le Scuole Elementari, la
Scuola Commerciale prima e l’Istituto di
Avviamento Commerciale poi; successivamente
l’Istituto Professionale per le Attività
Marinare nei piani inferiori e la scuola media e
l’Istituto Professionale per il Commercio.
Le attività scolastiche terminano
definitivamente nel dicembre del 2005 per la
sopravvenuta inagibilità dei locali.
Dal giugno 2006 ospita agli ultimi due piani la
Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea
Giovanni da Gaeta.
Il piano terra ed il primo piano sono ancora
occupati da attrezzatura scolastica.
La Chiesa degli
Ulivi o della Natività
La chiesa di S.
Giacomo degli Italiani o Natività o degli Ulivi
fu edificata nell’XI secolo per conto dei pisani
come ringraziamento al Signore per la vittoria
ottenuta contro i saraceni. Prende il nome
dall’effige in marmo di S. Giacomo su una delle
due porte. Nel XVI secolo l’Arciconfraternita
della borghesia, detta dei Bianchi, fu ammessa
in questa chiesetta. Abolita dal decennale
governo napoleonico che la utilizzò come
cappella dell’ospedale militare adiacente
(palazzo S. Giacomo), l’arciconfraternita riebbe
la chiesa, che diventò di sua proprietà, nel
1826.
Questo sodalizio
aveva l’obbligo di assistere i condannati
all’ultimo supplizio, e dar loro sepoltura. Il
re, con Real Carta dell’11 febbraio 1758 ordinò
che fosse costruita una sepoltura per i
giustiziati accosto alla chiesa della
confraternita, edificandosi quella cameretta
adiacente alla porta sud e sulla quale è scritto
“Pro justitiatis 1758”.
* - Notizie tratte da “Memorie
storiche della città di Gaeta” del Conte di
Castelmola D. Onorato Gaetani d’Aragona.
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